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Comune di Casalbore |
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Nel
suo territorio vi sono molte località di rilevante interesse
archeologico che testimoniano la frequentazione della zona fin dall’età
arcaica da parte di popolazioni sparse in piccoli villaggi posti a breve
distanza fra di loro. Una necropoli con tombe a fossa del VI-V secolo
a.C. è stata anni fa esplorata tra le contrade Spineto e La Guardia,
restituendo ricchi corredi funerari con reperti vascolari di provenienza
magno-greca, oggetti ornamentali in bronzo è ferro ed altre ceramiche
importate dall’area capuana etruschizzata. All’età romana invece
risalgono i maestosi ruderi del ponte di S. Spirito, attraversato in età
imperiale dalla via Minucia-Traiana (Beneventum-Aequum
Tuticum-Brindisium), aperta fra il 113 ed il 117 d.C. Non lontano dal
ponte, nei pressi della grotta di S. Michele, è stata anche scoperta
una grande villa rurale romana con annesso un complesso termale ed
alcuni ambienti con in situ doli defossum. Rinvenuti poi sepolcreti ed
iscrizioni funerarie su blocchi di travertino. Altre ville rustiche
dello stesso periodo sono attestate da cospicui ritrovamenti di
strutture murarie e materiale archeologico in località S. Ferro, Monte
Calvello, Bassi, Pantana e S. Maria. In quest’ultima località è
stata di recente scoperta una necropoli di età longobarda (VIII-IX sec.
d.C.). Incerte le origini del toponimo del paese che deriva forse dal
latino casalisalbulus (lett. villaggio biancheggiante) o da un
casalisarbore (villaggio situato in prossimità di molti alberi). Il
nome del paese è riportato negli atti notarili medioevali in varie
forme: Casalbula, Casali Alvulo, Casalarbore, Casalbolum, Casalis Albule,
Casalbelo, Casalbero e quindi Casalbore. Sorto
in epoca normanna, il primitivo borgo è menzionato per la prima volta
in un documento del 1118, dove si legge che papa Gelasio II concede
l’indulgenza agli abitanti del luogo che visitano la chiesa di S.
Maria di Casalbore. Dal Catalogo dei Baroni si apprende che ne è
signore nel 1160 tal Alferio di Monte Saraceno, il quale provvede nel
1170 all’învio di circa sei milites alla grande Crociata guidata da
Guglielmo il Buono, re di Sicilia. Con la fine del dominio svevo
troviamo nel 1269 signori di Casalbore Riccardo de Abijuso e Dauferio de
Jacobo. Nel 1299 il feudo venne concesso a Bartolomeo Mansella, al quale
segui il figlio clarino. Morto costui senza eredi diretti il paese passò
alla Corte Regia, che lo vendette nel 1419 al provenzale Eleazaro
Sabrano, conte di Ariano, alla cui famiglia rimase con Ludovico (1347),
Olziario (1384) ed Ermenegildo (1410). A quest’ultimo il feudo fu
tolto nel 1417 dalla regina Giovanna II, che lo diede nello stesso anno
al celebre cavaliere Francesco Sforza. Le terre di Casalbore furono poi
acquisite da Alfonso d’Aragona, che il 12 febbraio 1441 si accampò
con il suo esercito regolare proprio nelle immediate vicinanze del
paese. Dal re aragonese il feudo fu assegnato allo spagnolo Innico
Guevara, Gran Siniscalco del Regno, nel 1452. Il centro fu nel febbraio
1456 colpito da un terribile terremoto che lo rase quasi completamente
al suolo. Ad Innico Guevara nel 1462 successe il figlio Pietro, conte di
Ariano, a cui il paese fu tolto nel 1485 dalla Regia Corte, che a sua
volta lo vendette per circa tremila ducati ad Alfonso Caracciolo. La
famiglia Caracciolo tenne cosi il feudo fino all’eversione della
feudalità con i principi Bartolomeo (1497), Marcello I (1520), Gian
Vincenzo I (1542), Marcello II (1564), Gian Vincenzo II (1586), Costanza
(1605), Vincenzo III (1613), Vincenzo IV (1624), Michele (1636),
Marcello IV (1696), Michele II (1703), Tommaso II (1718), Aurelia (1735)
e Tommaso III Caracciolo (1783), ultimo feudatario. Ai moti reazionari
del 1820-21 parteciparono molti patrioti casalboresi che si riunivano
nel locale convento, centro della carboneria Vi si formò anche una
milizia nazionale composta da monaci, sacerdoti e cittadini che subirono
in seguito alla dura repressione borbonica pesanti condanne all’esilio
od al carcere a vita. Il paese è stato disastrosamente colpito dai
sismi del 1930, 1962 e 1980, che hanno progressivamente decretato il
definitivo abbandono del centro antico e la distruzione quasi totale del
convento domenicano costruito nella seconda metà del XVI secolo. |
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