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Comune di Calabritto |
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Nel
territorio compreso fra il comune di Calabritto e l’odierna frazione
di Quaglietta, presso il “caput Silari fluminis” (sorgenti
del f. Sele), autorevoli storici localizzano la battaglia campale
svoltasi nella primavera del 71 a.C. fra le sei legioni vittoriose del
console sillano M. Licinio Crasso e l’esercito di schiavi rivoltosi
composto da circa 40 mila uomini guidati dal gladiatore trace Spartaco.
A parte l’individuazione topografica dell’avvenimento storico che
pose fine al “bellum servile”, ritrovamenti archeologici
(ceramiche, oggetti metallici, necropoli, strutture murarie, iscrizioni
di età imperiale) segnalati in località Piedelmonte ed alle pendici
del Tempa Rossa, dove un’estesa area con abbondanti frammenti fittili
giustifica la presenza nel sito di una villa rurale, testimoniano come
la zona fosse frequentata da genti romane soprattutto a partire dal I
secolo a.C. Discussa è invece l’origine del nome del paese, che
secondo alcuni studiosi gli deriverebbe dal latino calabrix, fitonimo
dato alla vegetazione caratteristica del luogo rappresentata dalla spina
silvestre, pianta diffusa in particolar modo in prossimità di
terreni rocciosi. Non sono da escludere le derivazioni toponomastiche
dell’arabo Kald e dal longobardo Britto (castello di
Britto) e dell’etimo Cala (roccia, pietra) e da britto (cervo,
corna), animale questo diffuso ancora in età medioevale nelle immediate
aree boschive. Il
primo documento riguardante il centro è un atto di donazione del 1020,
dove è nominato un “lohannes Calabritanus”. Signore del
feudo fra il 1150 ed il 1160 era il conte Filippo di Balbano, che
secondo il Catalogo dei Baroni inviò tre armigeri da Calabritto a
partecipare alla presa di Gerusalemme. A Filippo seguirono il figlio
Ruggiero (ca. 1190) e suo fratello Raone di Balbano (ca. 1220). Morto
costui senza lasciare eredi il feudo passò al demanio imperiale svevo e
da re Manfredi fu donato a Minora Gentile, che lo portò in dote verso
la metà del XIII secolo al conte di Apice, Federico Maletta. Alla morte
successero Francesco e Berardo di San Giorgio (1301), a cui il paese fu
concesso da Maria, vedovaManetta. Nel 1307 le terre di Calabritto
passarono al barone Roberto di: Giorgio e da questi, morto senza eredi,
a Guglielmo di Sabrano (1323), conte di Ariano. Ai Sabrano il feudo fu
tolto da Giovanna I d’Angiò, che ne fece Giacomo Arcuccio di Capri,
conte di Minervino, dal quale passò nel 13 napoletano Francesco
Guindazzo e pochi anni dopo alla famiglia de Fusco, l’ebbe con Antonio
(1430), Paolo (1442), Errichetto (1452) e Guglielmo 1485. I de Fusco,
per essere passati dalla parte dei Francesi, vennero privati nel 149
tutti i possedimenti da re Ferdinando II d’Aragona. L’anno
successivo ricevette l’investitura di Calabritto il nobile Marcello
Colonna, a cui seguirono Camillo (1534) e Pompeo (1559), che li vendette
al barone Pompeo Tuttavilla. Ai soprusi compiuti da quest’ultimo a
danno dei sudditi e del paese pose rimedio il figlio Prospero nel 1592.
Per trentamila ducati il feudo fu acquisito nel 1617 da Ottavio
Tuttavilla e subito dopo dal primogenito Orazio, che ottenne nel 1630 il
titolo duca di Calabritto. Fattosi però sacerdote nel 1646, Orazio
lasciò tutte le terre al figlio Prospero, seguito da Vincenzo (1661),
Francesco Ottavio (1678), 0razio (1683) e sua moglie Faustina Caracciolo
(1694). Nel 1730 Calabritto fu venduta per 48000 ducati alla famiglia
Morelli, che ne fu ultima feudataria con Francesco Maria I (1731,
principe di Teora), Giuseppe (1774) e Francesco Maria II (1779). Nel
1807 Calabritto entrò a far parte del Principato Ultra e solo nel 1861
d provincia di Avellino. Il paese fu anche interessato dal fenomeno del
brigantaggio, grazie alla presenza di facili dimore per le numerose
bande che ben si celavano fra le estese aree boschive e le grotte
naturali ampiamente documentate nel circondario. Colpito duramente dal
terremoto del 1694, il centro urbano è sta completamente raso al suolo
dai sismi del 1733 e del 1980. |
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